Poi, lasciato perdere il pappagallo schifiltoso, ho aperto le finestre al nuovo giorno e, vista la magnifica giornata di sole, mi sono fatto coraggio. Ho fissato nel profondo delle pupille la mia Signora, e le ho detto ghignando: “Basta, con la paura del traffico e delle file! Oggi si va al mare! E ci andiamo prima che arrivi Ferragosto, così troviamo le spiagge libere e freghiamo tutti!”.
Così abbiamo infilato a forza i due sgabelletti da spiaggia dentro la Kia parcheggiata in cortile, l’ombrellone grande, due asciugamani, la borsa-frigo con le bevande dissetanti, la scatola nera del nuovo progetto ministeriale “Guidi sicuro se eviti il muro”, il navigatore satellitare usato e acquistato su internet che mi avverte in gaelico degli autovelox e delle file, e ci siamo avviati felici come pasque verso i desïati lidi.
Per l'occasione avevo preso con me, non si sa mai, anche la nuova “Piantina degli Ingorghi e dei Lavori in Corso”, stampata appositamente per i turisti, con allegato il “Vademecum del Sopravvissuto alle Code e alle Buche”.
“Oggi ci facciamo un bel bagno nelle acque cristalline del golfo!”, ho gridato esultante alla mia Signora imboccando contromano lo svincolo per Marebello ed evitando una carovana di cicloturisti affiancati per quattro che mi hanno gridato dietro parole incomprensibili, tranne una indirizzata a mia mamma... 😟😠
Arrivati nel borgo di Quisisuda verso le 11, superati tre ingorghi rapidi da soli 25 minuti cadauno e attraversato il centro dell’amena cittadina in meno di mezz’ora, finalmente potevamo dire di avere a nostra disposizione l’intero litorale. Verso le 13,30, sotto un sole di rame a 40 gradi che non se ne poteva più dal caldo, abbiamo visto in lontananza qualcosa che luccicava e che vagamente ci ricordava il mare. "Vado a vedere com'è il posto. Tu aspetta qui. Torno subito!", ho detto alla consorte dopo aver parcheggiato la macchina in quadrupla fila con le ruote davanti dentro la cunetta fino al parafango incamminandomi verso quella che doveva essere una spiaggia. Arrivato a destinazione, mi ha festosamente accolto la muraglia umana di bagnanti con ombrelloni e sdraio abusivi, pedalò a due piani muniti di scivolo e trampolino olimpionico, telefonini squillanti, ambulanti semoventi carichi fino all'inverosimile e mamme urlanti "Gianfilippo, mettiti subito i braccioli"... "Pier Ugo, devi aspettare tre ore prima di fare il bagno!"... "Guidubaldo, controlla tuo figlio perché è sparito sott'acqua da dieci minuti e io sono impegnatissima a cambiarmi il profilo su feisbùc!".
"Strano", ho pensato, "un amico ci aveva detto che qui avremmo trovato facilmente posto; che lui c’era stato due volte, a dicembre e a marzo, e non aveva trovato nessuno". Già, ma ora siamo in agosto e, nonostante la crisi sbandierata ai quattro venti, lì, dove diceva il mio amico, c’erano solo posti in piedi!
Così, alle due del pomeriggio, siamo tornati sulla strada con un sole a piombo che scioglieva l’asfalto. Abbandonati sul ciglio i sandali, la cui suola si era nel frattempo vulcanizzata col manto bituminoso della litoranea, evitando i miraggi e raccomandandoci ai santini da collezione acquistati in edicola – prima uscita sei santini, più una vite della Ferrari a € 1,99 –, abbiamo deciso di rifugiarci all’ombra di una pineta qualsiasi, da quelle parti numerose lungo il litorale.
Ma chi se ne frega! ho pensato. In fondo, la giornata era ancora all'inizio, avevamo i panini col salame, l’acqua fresca, l'ombrellone, gli sgabelletti e gli asciugamani. ☺️ Così ci siamo infilati in una polverosa stradina sterrata in mezzo al bosco e finalmente, senza pagare pedaggi e altri esosi balzelli, verso le 15.30 siamo giunti ai margini di una pineta a caso, proprio sul mare che lambiva una bassa scogliera aguzza di punte rocciose disseminata di angosciose e tetre croci, nei pressi della borgata di Lu Bagnu dell'Affogatu.
Il vento di scirocco intanto era rinforzato, il mare spumeggiava e gli spruzzi ci arrivavano addosso insieme a qualche cammello. Una ventata, più forte delle altre, mi ha fatto volare via lo sgabelletto scagliandolo sulla portiera della Kia e, proprio mentre aprivo il panino per chiedere alla mia Signora se mi poteva aggiungere una fettina di salame in più, la malefica folata scirocchesca mi ha portato via tutte le altre fette lasciandomi il panino vuoto. Sono stato salvato solo dalla generosità della consorte, che mi ha dato una parte del suo al quale era volata via solo la metà del coperchio lasciando per fortuna intatta l’imbottitura salamesca!
Finito il “pranzo” e dato fondo a tutte le bevande, non potendo fare il bagno per le condizioni del mare e della infìda scogliera, fatta almeno la pipì (non controvento, perché non sono mica scemo!), abbiamo deciso che forse sarebbe stato meglio rientrare a casa.
Incazzati come iene e col fegato a pezzi, io, la mia Signora e la Kia ormai giallo sahariano per la sabbia, rimossi i cammelli dal cofano abbiamo preso la via del ritorno... 😔
Giunti a casa verso le 19, nella fresca penombra delle pareti domestiche e sotto una doccia ristoratrice, ci siamo abbandonati a una isterica risata liberatoria sognando spiagge deserte e mari meravigliosi davanti alla Tv!
Francesco Dotti (turista a caso)










