sabato 19 dicembre 2009

Polizia Municipale Pistoia - Calendario 2010


Eccolo qua!
È il nuovo calendario del 2010 che ho disegnato per la Polizia Municipale di Pistoia.
Quello mio, disegnato, avrei voluto mostrarvelo subito tutto, pagina dopo pagina - e non è detto che non lo farò, se avrò più tempo -, ma siccome vado di fretta intanto vi mostro la copertina
. Che non è poco...
Mentre per l'altro calendario, quello "istituzionale", a tiratura limitata, sul tipo di quelli che altre Forze Armate realizzano, sono state utilizzate le bellissime immagini fotografiche di Gabriele Magni, fotografo e pubblicitario, ma soprattutto medaglia di bronzo per il fioretto a squadre alle Olimpiadi di Sidney, nel 2000.
Grazie, quindi, alla Polizia Municipale della mia città e al comandante Giuseppe Napolitano, all'Ispettore Luigi Pulcini, a Carlo Bartolini, a Carlo Bartoletti della redazione de "Il Micco", al Comune di Pistoia e a tutti gli altri amici pistoiesi che hanno reso possibile questa iniziativa e che mi hanno sostenuto perché la potessi realizzare, facendomi vivere questa meravigliosa "rimpatriata" in una "due giorni" veramente intensa che non dimenticherò.
Soprattutto per il viaggio di ritorno sotto una tormenta di neve, dopo aver sbagliato strada almeno tre volte...
Francesco Dotti


CLICCAMI E MI LEGGERAI...

Questo è l'articolo de "La Nazione" del 17 dicembre scorso, nella pagina "24 ore Pistoia".
Chi lo vuole leggere senza accecarsi, basta che ci clicchi sopra e come per magìa l'articolo diverrà leggibile a tutti.
Altrimenti si fa dare il giornale da qualcuno che ce l'ha.
Vedete cos'è capace di fare la tecnologia? E poi dice che uno si butta a sinistra, come diceva Totò!


Mentre questo, sempre del 17 dicembre, in cronaca di Pistoia, è l'articolo apparso su "Il Tirreno".
Anche questo, per vederlo meglio, ci dovete cliccare sopra. Ci avete cliccato? Lo avete letto? Bravi!!

martedì 15 dicembre 2009

BUON NATALE E BUON ANNO


Starò fuori per qualche giorno, e non avendo con me il computer non so se farò in tempo a farvi gli auguri in tempo. Così ve li faccio adesso, con un po' di anticipo, sperando che siano ugualmente graditi. Grazie per avermi seguito fino ad oggi nei miei strampalati pensieri. Vi voglio bene.
Un abbraccio a tutti e speriamo che sia un Natale davvero sereno e senza odio, e che il Nuovo Anno ci porti tutti a distinguere meglio il Bene dal Male.
Con affetto, Francesco

lunedì 14 dicembre 2009

Alberi e giardini



L'altra mattina sono andato ai giardini pubblici del "Fausto Noce" che, in pratica, è il parco pubblico di Olbia. Il tempo atmosferico non si può dire che fosse ideale per scattare foto, ma la luce, uniforme e piuttosto forte sebbene grigia, mi ha convinto a fare qualche scatto.
Poi, utilizzando qualche artifizio insegnatomi da un amico dotato di poteri sovra-fotografici, mi sono esercitato in queste bizzarrìe cromatiche.



Non contento, e stanco del colore apparentemente carnascialesco dei "miei" alberelli, decido di spogliarli di qualsivoglia cromatismo tostamente "biancoannerendoli".


Vòlto poi il guardo a manca de lo parco, veggo questa fonte di sì ricca beltade ammantata e la immortalo in un nuovo scatto. Questa volta lasciandola com'è: coi suoi colori originari.

 
Infine, pria d'appressarmi alla magione imperocché la panza mea già lamentava nutrimento, m'avvedo di cotanto ulivo a "torciglione", dalla fonte a un dipresso.
"Poffarbacco!!" esclamo "Cotesto ceppo va sì immortalato!" E scatto.
Poi, di nuovo, "biancoannerizzo".

 

domenica 13 dicembre 2009

Aggredito Berlusconi

L'aggressione di stasera, a Milano, al Presidente del Consiglio, oltre ad essere un gesto inqualificabile compiuto da uno pseudo-folle, secondo me potrebbe essere letta all'interno di un clima di violenta contestazione di matrice politica che da un po' di tempo viene irresponsabilmente appoggiata dai media e, ultimamente, anche da qualche social network.
C'è, credo, una parte di Storia del dopoguerra del nostro Paese che ancora oggi, a distanza di una cinquantina d'anni, sembra non essere stata del tutto "digerita" e che si manifesta con la contrapposizione, soprattutto ideologica, ma anche violenta e incivile, tra ciò che è di destra e ciò che è di sinistra, al solo scopo di delegittimare l'avversario politico del momento. Ne sono prova le varie stragi, i complotti, più o meno detti "di Stato", molti dei quali ancora oggi sono avvolti nel mistero o coperti dagli "omissis". Che è la stessa cosa. E poi i servizi segreti cosiddetti "deviati", le varie "Gladio" più o meno diversamente colorate e diversamente schierate, che hanno portato alla ribalta i capitoli più oscuri e deteriori della devianza politica di quegli anni.
Io stesso, per farvi un esempio di questa "cattiva digestione", che non ho mai appartenuto ad alcuna ideologia, né di destra né di sinistra, tempo fa mi sono avventurato in un ragionamento di "destra" con amici dichiaratamente di "sinistra" - ma poteva essere anche il contrario - e da questi sono stato aggredito verbalmente con una violenza inaudita. Un po' come allo stadio fanno i tifosi di fazioni opposte, prima di venire alle mani e tirarsi addosso le poltroncine scardinate dagli spalti. E io, che anche nello sport sono stato sempre per il "vinca il migliore" e non ho mai avuto squadre "del cuore" da difendere, per non rischiare che la discussione degenerasse (meno male che le poltroncine da scardinare non c'erano...), visto che mi era impossibile colloquiare (perché di questo si trattava) in maniera pacata e razionale, mi sono ritirato in buon ordine. In fondo non pretendevo di "convertire" nessuno al mio pensiero e m'importava davvero poco se, alla fine, ognuno fosse rimasto delle proprie idee.

Tempo fa ho saputo dell'esistenza sul web di un messaggio di esortazione all'eliminazione fisica di Berlusconi (mi pare si intitolasse "Uccidiamo Berlusconi"), giustificato come "titolo forte, ma nessuna volontà omicida" - che conta almeno 14 mila iscritti le cui reali volontà, però, probabilmente non conosciamo a fondo -, mentre stasera apprendo dalla tivvù che in rete, oltre a quelli che esprimono condanna, addirittura sono sorti anche gruppi di sostenitori dell'aggressore.
Che tempismo! Che maturità! Che moralità!
Perciò mi chiedo: siamo davvero sicuri che quando gruppi di ragazzini inneggiano a cose che probabilmente neppure conoscono - e qui mi riferisco al recente "B-day" -, non lo facciano perchè hanno sentito i discorsi dei "grandi", e da questi "grandi", in qualche modo, si sentano sostenuti, protetti e, magari, anche affrancati dalle responsabilità che dai loro atteggiamenti dovessero derivare?

La contestazione politica, sempre secondo me, va fatta nei luoghi adatti e non nelle strade e nelle piazze. Nelle strade e nelle piazze si può anche scendere, ma solo quando non manca la maturità, intesa come il completamento della moralità e delle facoltà intellettuali, di coloro che quelle strade e quelle piazze si preparano a riempire.
Altrimenti, casi come quello di stasera potrebbero ripetersi. Indipendentemente dalla "sanità mentale" del responsabile di quel gesto vergognoso che spero sia punito come merita.
Francesco Dotti


RISPOSTA AL COMMENTO DI SALVATORE ORE DA CECINA

Caro Salvatore,
pubblico con piacere quanto mi contesti prima di tutto perché lo hai detto con garbo e con la schiettezza e la simpatia che contraddistingue noi toscani, e poi perché onestamente quello che dici potrebbe anche essere condivisibile. Premetto che, malgrado tutto il male che di Berlusconi si dice, e si è detto, a me personalmente non è antipatico. Intendo dire come persona. Ma questo è il mio punto di vista. E, lo ripeto, vederlo conciato in quel modo mi ha fatto davvero pena. Ma non perché è Berlusconi. Se al posto suo ci fosse stato un altro mi avrebbe fatto pena lo stesso. È il gesto violento che condanno.
Per le parole dette a Rosy Bindi, che in fondo non mi sono sembrate così gravi, sarebbe stato molto meglio liquidarle come una battuta - perché, conoscendo il modo di fare di Berlusconi, che scherza sempre con tutti e anche su se stesso, di questo si trattava. Invece, sempre secondo me, tutti le hanno sovrappesate inutilmente, strumentalizzandole (come si dice), come avvenne per il gesto del "mitra" a quella giornalista che lo intervistava. Per contro, bisogna anche riconoscere che di Berlusconi, fino ad oggi, hanno detto tutti "peste e corna". Quindi una reazione sarebbe prevedibile, oltre che legittima. Ma siccome ne sono state dette tante, da ambo le parti, alla fine non si sa più chi ha cominciato per primo. Inoltre, se Berlusconi dovesse veramente aver fatto tutto quello di cui viene accusato, come avevo in precedenza scritto non gli si doveva neppure permettere di darsi alla politica. Gli si diceva subito di no. Secco e deciso. Invece, tutti zitti o quasi, con qualcuno che gli faceva i complimenti, gli mollava pacche sulle spalle e gli diceva "Bravo!".
Per il resto delle incriminazioni che lo riguardano, per stabilire se è colpevole o innocente, dovrebbe toccare alla magistratura, più o meno "colorata", appurarlo. Aspettiamo tutte le sentenze e poi si vedrà.
Dice: "Ma Berlusconi si vuol confezionare le leggi su misura!". O non c'è sempre la Corte Costituzionale per impedirglielo? Evidentemente se non glielo impedisce è segno che queste modifiche, questi "lodi" dai nomi variegati li può fare. Quando ha voluto impedirlo lo ha fatto, eccome! Non vedo il problema. Oppure mi sfugge qualcosa.
Piuttosto penso, invece, che noi spesso abbiamo il brutto vizio di fare i processi alle intenzioni e poi ci ricamiamo sopra un fottìo di merletti dietrologici talmente complicati dai quali non solo non si esce più ma non ci si ricorda più neppure come ci siamo entrati. E la cosa grave è che tutti, alla fine, ci credono.

La Storia è piena di questi esempi. O no? D'altra parte, per come ha lavorato il suo esecutivo, bisogna riconoscere con onestà che lo ha fatto in un periodo difficile, e non credo che l'opposizione avrebbe fatto meglio di lui. Dico "non credo", perché in realtà potrei solo fare delle assurde e inutili elucubrazioni che alla fine non porterebbero da nessuna parte. Comunque delle cose sono state fatte. Si poteva fare di più e meglio? Può darsi. Giudicheremo dopo. Ora governa lui. La crisi c'è: grossa, mondiale, planetaria, e per uscirne, indipendentemente da chi ci governasse, tutti dovremmo essere disposti a rinunciare ad una buona fetta di quello che da decenni siamo abituati ad avere. Bisognerebbe provare ma, soprattutto, siamo disposti a farlo? Perciò (o vogliamo sovvertire le leggi della democrazia facendo la rivoluzione?) aspettiamo pazientemente le prossime elezioni e poi, alla fine, valuteremo: quello che ha fatto Berlusconi prima, e quello che avranno fatto i nuovi eletti dopo.
Infine, per l'assioma "lanciatore di statuette=parte avversa", non si può negare che sia sempre esistito un forte antagonismo, non solo politico ma soprattutto ideologico, sfociato spesso in episodi violenti, tra destra e sinistra. Che invece questo sia stato un caso isolato e circoscritto al gesto di uno "psicolabile", nel momento in cui mi sono spinto nella mia personale interpretazione dei fatti di Milano ancora non lo sapevo. Ora che le cose sembrano più chiare, può darsi che lo "psicolabile" non c'entri davvero nulla con la "sinistra" e la "destra", ma queste divisioni purtroppo esistono e, lo ripeto, non sempre si risolvono come le stiamo risolvendo io e te: dialogando, spero, amabilmente e civilmente. Anzi...
Detto questo, e scusa se è poco, ti ringrazio per il commento che mi hai mandato e se avrai ancora voglia di scrivermi sarò lieto di risponderti e pubblicare quello che mi scrivi e, perché no, se dovessi scoprire nei tuoi ragionamenti qualcosa di convincente, sarò felice anche rivedere qualche mio punto di vista.
Tanti auguri di un sereno Natale e di Buon Anno a te e Famiglia,
Francesco Dotti

mercoledì 2 dicembre 2009

Fiori - 2


Questi, invece, dovrebbero essere dei girasoli. Non ricordo, però, se gli originali fossero veri o "finti". Allora, utilizzando un simpatico programmino per pittori pigri, mi è venuto in mente di modificarli. Avrei voluto dipingerli, ma sono un pittore... pigro.
Comunque non sono poi così malvagi, vero?

Fiore - 1


L'altra mattina, tra i vasi in giacenza sul mio terrazzo è sbocciato questo fiore... ignoto.
Non è bellissimo, è vero, ma la geometria del suo disegno mi ha colpito e così l'ho fotografato.
Qualcuno di voi sa dirmi a quale pianta appartenga? Che busta volete: la uno, la due o la tre?

domenica 29 novembre 2009

Cosca Nostra



Nella foto il Cav. mentre si aggira circospetto recando un periglioso carico di pillole velenosissime da scaricare addosso a qualcuno/a (foto Pànico)

SENSAZIONALE!!!


Dopo le accuse per corruzione, le stragi di mafia®, lo tsunami, la forfora e la colite, piovono nuovi capi d'imputazione sul Presidente del Consiglio.
Il solito pentito (che pare sia anche di sinistra) questa volta accusa Berlusconi di essere stato lui a lanciare la prima bomba atomica che rase al suolo Hiroshima il 6 agosto 1945.

L'allora novenne Silvio lo avrebbe fatto, dice Totuccio o' Turzo, "per allenarsi a fare il palazzinaro e costruire, alcuni anni più tardi, Milano Due".
L'opposizione insorge, al grido: "Ora basta, è una vergogna!! Questa volta Berlusconi si deve dimettere sul serio!!"

giovedì 26 novembre 2009

Transcomputer


A proposito di quello che è successo con i trans e le loro probabili frequentazioni vip, io un'idea ce l'avrei.
Ammettiamo che gli investigatori già da lungo tempo avessero messo gli occhi su questo mercato di sesso, droga e... rock 'n roll, a questo punto quei carabinieri cosiddetti "infedeli", come succede nei migliori thriller, non potrebbero essere degli "infiltrati"? Hanno "finto" il ricatto, passando dalla parte dei "cattivi", magari solo per agitare le acque e far uscire allo scoperto personaggi che altrimenti sarebbero rimasti nell'ombra, e invece tutto faceva, e fa, parte delle indagini. Un'ipotesi assai suggestiva.
In fondo, di queste "mele marce", oltre ai nomi e al fatto che sono in arresto, non si sa più nulla.
E i loro nomi, almeno quelli pubblicati dai giornali, potrebbero anche essere fasulli. E anche le loro facce non mi risulta che si siano mai viste.
E nel computer... subacqueo che ci sarà? Ma, soprattutto: CHI ci sarà? Voi che ne pensate?
Francesco Simenon Dotti

Pausa pranzo


Ora vogliono anche eliminare la pausa pranzo!
Chissà come la prenderanno le donne lavoratrici, quando si sentiranno dire:
"Meno pause per tutte!"...

domenica 22 novembre 2009

Riflessi

E adesso, un po' di bianco e nero per la gioia (spero) degli amanti di questa tecnica che, ahimè, sta cadendo in disuso. Almeno tra i giovanissimi...
Sono immagini scattate stamattina, verso le 12, con luce ambiente abbastanza forte, e non hanno assolutamente la pretesa di essere per forza belle.
I dati tecnici sono: fotocamera digitale Olympus SP-560 UZ; 50 ISO; ƒ 5,6; tempo... bello.
Il giudizio, al quale mi sottopongo volentieri, come sempre spetta a voi.
Grazie


Riflessi nell'acqua (banale, lo so, ma sono proprio riflessi nell'acqua...)

Alla fonda - 2


Particolare di yacht all'ancora, utilizzando gli infrarossi

Alla fonda


Particolare, solarizzato, di yacht all'ancora

Marina di Olbia



Stamattina, complice la meravigliosa giornata di sole quasi estiva (roba da farsi il bagno!!), ho fatto una passeggiata lungo il nuovo porticciolo turistico. 
E osservando le barche che vi erano ormeggiate - non proprio da... poveracci - ho l'impressione che il "Marina di Olbia", prima o poi, toglierà parecchi ormeggi ai più gettonati Porto Cervo e Porto Rotondo.
La città è vicina, con i supermercati, l'aeroporto, il porto e molte altre comodità, senza doversi infognare nel caotico traffico estivo e restare per ore incolonnati in chilometriche file...

venerdì 20 novembre 2009

Calendario 2010


Spett. Freundinnen, Preg. Tran' s, Egr. Freunde, das ist il mio nuovo calendario sardo (meinen neuen Sardischen Kalender).
Quanti errori ho fatto nella mia Überlieferung?

Laziogate - 2


Pare che sia stato trovato carbonizzato il corpo di Brenda, il/lo/lu/le/la transessuale coinvolto/a nello scandalo che ha travolto l'ex governatore del Lazio...

lunedì 16 novembre 2009

Omicidi al volante



In vino... vanitas

Sono le 23:55 di lunedì 16 novembre e Rai Uno sta trasmettendo una interessante inchiesta di Monica Maggioni sugli incidenti causati dalla guida in stato di ebbrezza o, peggio, da chi ha assunto droghe.

Immagini sconcertanti. Tremende.
Prima interruzione pubblicitaria o, come si dice, "consigli per gli acquisti".
Tra le due o tre mandate in onda c'è anche quella della Martini. Sottofondo musicale de "La vie en rose".
Si vedono giovani con il bicchiere in mano contenente la gustosa bevanda rosata che passeggiano e sorridono allegri alla vita. Anch'essa colorata di rosa.
Messaggio finale: "Bevete responsabilmente".
Che dire?
Francesco Dotti

domenica 15 novembre 2009

Giustizia: processo breve


Dopo la banda larga, il processo a... bandana breve?
Intanto, nella maggioranza, aumenta la tensione. Speriamo che per recuperare qualche euro non ce la facciano pagare nella prossima bolletta!

martedì 10 novembre 2009

Il muro di Berlino


IL MURO DI... MERLINO

Ieri sera, aspettando che mi venisse sonno, ho deciso per il suicidio catodico e mi sono tosto sintonizzato su "Il grande fratello". E così, prima della catalessi a rilascio controllato, ho fatto appena in tempo a sentire le ultime due domande di "cultura" che la Preg.ma Signora (o Signorina) Marcuzzi rivolgeva agli abitanti della "casa".
Una riguardava il significato della parola "favella", mentre l'altra chiedeva cosa volesse dire "foggia". Non vi dico le risposte... Specialmente l'ultima, visto che uno dei due concorrenti era di Bari...
Perciò, considerando che ieri cadeva il ventesimo anniversario di Berlino unita, mi è venuto in mente di disegnare questa vignetta immaginando i cólti partecipanti di quella utilissima trasmissione a sfondo social-pecoreccio come se fossero i giornalisti incaricati del servizio.
Francesco Dotti (chi lo vuole il mio televisore?)

domenica 8 novembre 2009

Olbia



Ancora un'immagine della bella Basilica romanico-pisana, edificata tra l'XI e il XII secolo.
Alcuni giorni or sono, nel post "Olbia e dintorni", ho ricevuto una segnalazione da un lettore che si firmava "P1mK0" a proposito di un supposto "degrado" nell'area prospiciente la Basilica.


Così, l'altra mattina (il 4 novembre) ci sono andato ma non ho notato alcunché potesse riferirsi al "degrado" segnalato dal lettore, che tranquillizzo subito.
Tutto era in ordine, pulito e ordinato, se escludiamo alcuni "lavori in corso" che tuttavia non inficiano l'impressione che da quella visita ho ricevuto.


San Simplicio, nell'austerità della sua architettura e degli arredi, è semplicemente meravigliosa e resta uno dei più bei monumenti ecclesiastici che possiamo vantare.
Non solo in Sardegna.

P.S.
Le immagini originali sono disponibili presso l'Autore, qualora si desiderasse acquistarle

Specchio delle mie brame


Speriamo che non gli si rompa lo specchio... Lo sai, sennò, quanti anni di disgrazie?...

giovedì 5 novembre 2009

Crucifige!


L'importante è che l'immagine di quest'Uomo resti, viva, nei nostri cuori e che non ci costringano, con sentenze e tribunali, a doverlo guardare dal buco della serratura.
Il guaio, secondo me, è che da tempo si stia tentando di tutto pur di cancellarlo proprio dai nostri cuori. Ed in questo, cricifiggendolo di nuovo, anche noi gli stiamo dando una mano.
Ciò è davvero triste...

mercoledì 4 novembre 2009

Crocifisso di classe


Sono passati duemila anni, e questo poveraccio non lo lasciano ancora pace. Mi chiedo chi glielo abbia fatto fare di sacrificarsi per noi, che poi lo ripaghiamo così male.
Non vi piace la Croce in classe? Non guardatela. Ma non toglieteci un simbolo al quale siamo affezionati e che non dà fastidio a nessuno. A prescindere, o meno, dalla tanto sbandierata "laicità dello Stato" come giustificazione.
Che facciamo, allora: togliamo le croci anche dalle bandiere? Perché con la croce ce ne sono parecchie.
Francesco Dotti (pro Croce, e non solo nelle scuole)

domenica 1 novembre 2009

lunedì 26 ottobre 2009

Olbia


Una magnifica giornata, oggi: di quelle che spesso ci regala la fine dell'estate. Così abbiamo preso la Panda "giallo ottimista" e siamo arrivati fino alla spiaggia del Lido del Sole, appena fuori Olbia, dopo quel ponte sul fiume ancora a senso unico alternato. Per essere quasi a novembre veniva la voglia di fare anche il bagno, tanto si stava bene. Ho scattato le solite foto: il Faro, l'imboccatura del Porto, l'isola di Tavolara sullo sfondo... Foto fatte e rifatte, che però, a seconda dell'ora e della luce, possono apparire diverse e sempre interessanti. D'altra parte, quando si è su un'isola, c'è poco da scegliere: ti devi solo accontentare.


Alle spalle del Lido del Sole, a ovest, le vecchie saline, la foce del Rio Padrongiano (quello del famigerato ponte), la zona industriale (sulla destra) con i cantieri nautici e tutto il resto, il Porto dell'Isola Bianca, con le grandi navi passeggeri pronte a salpare, e la città (sullo sfondo, a sinistra. O... al centro-sinistra, se vi pare).


Questo è un vecchio rimorchiatore, e si chiama "Furioso".
L'ho fotografato stamattina, avvicinandomi a lui con circospezione e chiedendogli preventivamente il permesso perché lipperlì il nome mi aveva un po' intimorito.
Ma quando mi sono avvicinato e ho visto che con la cubia di sinistra abbozzava un sorriso, mi sono fatto coraggio.


Credo che mi abbia anche sussurrato che erano anni che non lo fotografava più nessuno, e che si era rotto il cassero di restare lì, immobile, legato alla banchina, mentre le altre barche gli cabotavano intorno felici.
Mentre lo salutavo per andare a pranzo, mi ha chiesto quando sarei tornato.
"Forse domani - gli ho risposto - se non piove".
Francesco Dotti

lunedì 19 ottobre 2009

La Ville Lumière


"Voglio andare a Parigi! Tutti ci sono stati, almeno una volta, e il prossimo viaggio voglio farlo a Parigi. Mi hai fatto fare metà viaggio di nozze coi tuoi genitori, te lo ricordi?..."
"Ma l'altra metà l'ho passata a letto! Te lo sei forse scordato?", ho replicato, ridacchiando sotto ai baffi, alla gentile signora che vive con me da trentasette anni.
"E chi se lo dimentica? Bel viaggio di nozze che mi hai fatto fare: eri ammalato e con la febbre alta. E sempre a casa dai tuoi genitori! Perciò, ora che ti sei rimesso, mi porti a Parigi."
A questo punto, dovete sapere che ho sempre avuto paura di mettere piede su qualsiasi cosa che volasse; e siccome di solito gli aerei volano, il solo pensiero di dover passare qualche ora sospeso per aria mi terrorizza.
E allora, come ci sarei dovuto arrivare a Parigi: in macchina? in treno? in bicicletta? in canoa? o... a piedi?
Così, per evitarmi l'agonia di simili interrogativi, mio cognato, famoso organizzatore di viaggi altrui, ha risolto il busillis. Lui, che sa dove cercare chi e che cosa, in men che non si dica si è fatto un giretto (in francese "petit tour") su internet e ha procurato i biglietti (rigorosamente aerei), trovato l'albergo e addirittura il momento atmosferico adatto in cui le previsioni davano bel tempo al nord, soprattutto in Francia, con particolare riferimento alla "Ville lumière". Poi, a dado tratto, mi ha spedito una e-mail mettendomi al corrente che le sue trame, e maggiormente quelle della sorella e della di lui moglie, anch'ella aggregata alla gita parigina, erano andate a buon fine. Potevo mai rifiutarmi?


E così, tutti e quattro, siamo partiti. Destinazione: Parigi.
Il 28 settembre alle 12,30 eravamo in aeroporto in attesa del nostro aereo, che puntualmente è arrivato con quasi due ore di ritardo e che, altrettanto puntualmente, cioè due ore dopo, è atterrato a Parigi-Charles De Gaulle mantenendo coerentemente questo ritardo. Ah, la coerenza aerea!

 
 Le Alpi, viste dall'aereo...

Parigi, vista dall'aereo

L'aereo, visto da Parigi...


Giunti fuori dall'aerostazione siamo rimasti quasi mezz'ora per cercare di capire dove fosse la metropolitana, ma alla fine abbiamo preferito chiedere all'ufficio informazioni. Dopo un'altra mezz'oretta di fila, quando siamo arrivati di fronte all'impiegato, in un impeccabile francese abbiamo domandato:
"Excuse mi, nu vulevòn savuàr per allér andò vulevòn allér, comàn se fà?" Sembravamo, con in più le rispettive consorti, Totò e Peppino a Milano.
Perché dovete sapere che a Parigi nessuno - o almeno quelli con i quali abbiamo avuto necessità di stabilire un contatto verbale - parla italiano. Tutti conoscono, e parlano, nient'altro che il francese "veloce":una sorta di slang che capiscono solo loro e di cui solo loro hanno le chiavi.
Per questo motivo tutte le informazioni che trovi in giro sono rigorosamente in francese, con qualche generosa estensione in spagnolo e inglese. Italiano: nisba. E noi, un pomeriggio che abbiamo avuto bisogno di notizie sul metrò, le abbiamo chieste all'unico inglese che passava di lì ma che parlava solo spagnolo. Quando si dice la sfiga...
Individuata a tentoni la stazione del metrò, saputo che avremmo dovuto spendere € 6,40 per quattro biglietti, mio cognato ha preferito prendere un tassì "perché si viaggia più comodi e non rischiamo di perderci nel metrò", che con soli 60 euri ci ha scodellati proprio davanti all'albergo. Alle cinque del pomeriggio eravamo in camera (per la verità un po' piccola), valigie comprese. A Parigi! Vuoi mettere?
Siccome in passato ci è capitata qualche sorpresa in alcuni alberghi dove ci siamo fermati a dormire, la prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di disfare il letto per vedere se le lenzuola fossero pulite. Ma, ahimè, dopo un attento esame, vi abbiamo individuato una peluria sospetta proprio in fondo, all'altezza dei piedi. Così, piuttosto contrariato per la scoperta pilifera, mi sono recato immediatamente alla respectiòn.... rescipsiòn... riscepsiòn..., insomma in portineria, dove ho fatto presente l'accaduto.
Il portiere si è subito scusato e mi ha dato nuove lenzuola pulite, aggiungendo, mentre mi allontanavo soddisfatto, qualcosa che in seguito ho creduto di poter tradurre, più o meno: "Ma per 140 euri a notte, cosa ci volevi trovare: la parrucca di Luigi XIV?" Impudente!
Dopo aver rifatto il letto, ci siamo rinfrescati e abbiamo provato a sistemare la roba nell'armadio, dopo aver prima spostato il comodino perché le ante non si aprivano. Ma per spostare il comodino abbiamo dovuto spostare il letto, l'altro comodino e anche il frigobar, mettendo parte del mobilio fuori dalla camera, nel corridoio, vicino all'ascensore. Che non abbiamo spostato perché una cameriera ai piani, in filippino stretto misto a napoletano, ci ha detto che non era possibile perché lo avevano revisionato da poco ed era ancora in garanzia.
Allora abbiamo ributtato tutto in camera e rimesso gli indumenti nelle valigie, convenendo che sarebbe stato più pratico prendere ciò che ci serviva al momento di uscire.
Meno male che in camera avevamo il televisore (non so come ce lo abbiano fatto stare...), che però prendeva un sacco di canali francesi e solo Rai Uno che faceva vedere sempre Antonella Clerici, Vincenzo Salemme, Carlo Conti e, in seconda serata, Porta a Porta.
Terminati i traslochi, siamo scesi in camera dai cognati e ci siamo scaraventati per le vie di Parigi in cerca di un posto dove cenare, anche se era presto. Perché oltre al pacchettino con 15 salatini offerti gentilmente dalla Compagnia aerea e una frugalissima colazione ingoiata la mattina della partenza (per evitare i possibili rigurgiti da turbolenza avionica), praticamente eravamo digiuni dalla sera prima. Abbiamo subito individuato una bulange... bolaung... bulunger..., insomma una panetteria, che esponeva anche simpatiche pastine dall'indecifrabile e misterioso contenuto, optando alla fine per la classica bagh... bough... bagutt..., insomma uno di quei panini lunghi lunghi e stretti stretti che i francesi si portano sempre in giro sotto le ascelle.
Dopo tre quarti d'ora di trattative e di traduzioni avventurose con la panettiera, portando ad esempio anche la ghigliottina, siamo riusciti a farceli tagliare in quattro pezzi e siamo usciti per cercare una sciarcut... schartuch... chartuch..., insomma una salumeria, per riempirli con qualcosa di appetibile. L'abbiamo finita in un supermercato (lo abbiamo riconosciuto dalle insegne e dalla gente in fila alle casse), dove mio cognato insisteva per andarci in tassì perché “saremmo arrivati prima e con il pane sempre fresco” e, senza parlare con nessuno per evitare di passare per i soliti italiani, abbiamo preso dei salumi già confezionati, una bustina di sottilette e due bottigliette da mezzo litro di acqua frizzante Perrier (quella che se fai un rutto ti sentono anche in Olanda) e siamo usciti per strada. 
Che bello, girar per Paris avec les panins in man cercand un post dov manger!

Le stanze da letto dei closchiàr... closcià... calosciàr... insomma, dei barboni

Ai giardinetti di fronte all'albergo abbiamo trovato una panchina libera (le altre erano tutte occupate dai closciàr... clochiàr... colsciàrd..., insomma dai barboni di Parigi, che bevevano birra e fumavano Gaulouises), ci siamo imbottiti i panini col salume e le sottilfette di formaggio, bevendo avide sorsate di Perrier e ruttando felici come pasque. Finita la cena, siamo entrati in un bar sempre nei pressi dell'albergo per prenderci il caffè (anche qui mio cognato ci voleva andare in tassì), e per la modica somma di € 1,50 ci hanno rifilato quattro sbobbe nere e bollenti che sembravano fatte con le pigne secche. Allora, per confondere il sapore sbobbato-pignato-secco, li abbiamo chiesti macchiati (maculé au lait), e per la irrisoria cifra di euri 1,00 in aggiunta ce li hanno maculé au lait.

Lo zucchero, infine, te lo devi portare da casa: te ne danno una bustina sottile come una sigaretta e se ne chiedi un'altra chiamano la Polizia.

 La Tour Eiffel, vista da Parigi   

L'albergo era abbastanza vicino alla Torre Eiffel, lo avevamo visto sulla cartina, e si vedeva pure, la Torre, illuminata e imponente, stagliarsi sullo sfondo della Avenue De Suffren.

"Che dite: proviamo ad arrivarci a piedi? Almeno digeriamo i panini e soprattutto il caffè. Non sembra molto lontana...", ho suggerito.
"Ma non sarebbe meglio prendere un tassì?" continuava a insistere mio cognato, che in questi ultimi anni è talmente ingrassato che fai prima a saltarlo che a giragli intorno.

Ancora la Tour Eiffel, questa volta vista dal Trocadero (credo...)

E così, dopo averlo a fatica convinto ad andarci a piedi, ci siamo incamminati lungo un marciapiede alberato, largo come la metà di Olbia (ma dove si cammina meglio il doppio), in mezzo a due strade enormi come la superstrada per Sassari, determinati a raggiungere la Torre a tutti i costi.


Sì, sì, è proprio vista dalla terrazza del Trocadero!! (o giù di lì...)

Dopo un'ora di cammino, stanchi morti, coi piedi in fiamme e la Torre sempre visibile tuttavia terribilmente lontana, ci siamo resi conto del perché avessero chiamato quella strada "Avenue De Suffren"
Che fosse, quello, il "Viale delle Sofferenze?", ho pensato. 
"Ve lo avevo detto, io, che era meglio chiamare un tassì!...", continuava a ripetere mon cognée (mio cognato, ndr.), scattandomi subito una foto dei piedi per dimostrarmi che la sua idea del tassì in fondo non era poi tanto malvagia...


I miei piedi, dopo la camminata...


A questo punto, siccome vi chiederete chi sarà mai questo "Lubumba" che firma alcune delle immagini che vedrete nel post, è doveroso aprire una parentesi di tipo... fotografico.
Dovete sapere che per la ghiotta occasione di questo inusitato viaggio nella terra dei Galli io mi ero portato dietro tutto il corredo dagherrotipico necessario, dal quale non mi separo mai, con l'intenzione di fare non meno di millanta scatti con le mie fototelecamere multifunzione e multizoom a raggi gamma di ultimissima generazione. Avevo lasciato a casa solo la camera oscura perché mi avevano detto che sull'aereo non si poteva portare. Niente cose oscure sugli aerei. I voli richiedono la max trasparenza.
Mentre invece mio cognato (alias Gion Niceforo Niepce, per gli amici “Tassì”, o anche “Lubumba” - che razza di nome...), per fare il ganzo, era venuto in gita con un videotelefonino a pile trovato nella busta delle patatine fritte acquistate allo zoo di Gonnosfanadiga la domenica precedente, e una Nikon a legna, con tendina in ghisa e camera d'aria di bicicletta, ereditata da un lontano prozio che fotografava i mufloni in Barbagia, di domenica, quando c'era la nebbia.
Ebbene, non ci credereste mai, ma con quell'attrezzatura similfotografica di scarsissimo pregio ha fatto delle foto così belle, ma così belle, che quando ho visto le mie volevo gettarmi nella Senna dal Ponte di Iena per la rabbia, la vergogna, ma soprattutto per l’invidia.
Perciò, d'ora in poi, tutte le foto riportanti la firma "Lubumba" (che razza di nome...) sono le sue. Gliele metto solo perché mi paga profumatamente e perché, addirittura a Parigi, mi ha voluto a tutti i costi scattare una foto per rinnovare la Carta d'Identità. Poi, quando me la danno, ve la faccio vedere.

Eccola!! L'ho trovata, finalmente!  


Tutto ciò chiarito, è d'uopo tornare al nostro bel viaggio riprendendolo dal "Viale delle Sofferenze".

Finalmente la Torre, davanti a noi. Anzi, sopra. Bellissima, imponente, maestosa, incredibile: sembrava fatta col fil di ferro all'uncinetto.
Eh, sì! Una visita alla Torre l'avrei fatta volentieri, magari salendo fino in cima. E anche a piedi, pur di risparmiare qualche euro. La serata era calma e limpida, e il sole era appena tramontato. E lo spettacolo offerto, ne ero sicuro, sarebbe valso la fila davanti alla biglietteria, dove un serpentone umano multicolore aspettava per fare il biglietto.
Intanto mio cognato stava già chiedendo in giro se sulla Torre si poteva salire anche in tassì, "perché un suo amico gli aveva detto che a Parigi è un'usanza", ma si è accorto che lo guardavano male e ha subito cambiato discorso. Così ci siamo accontentati di guardarla dal basso, la Tour Eiffel. Ché è bella lo stesso.

La Tour Eiffel, vista da sotto

Dice "ma come, vai a Parigi una volta nella vita e non sali sulla Torre Eiffel?! Ma allora sei proprio scemo! Non lo sai che da lassù si vede tutta Parigi?"

Verissimo. Infatti oggi, se ripenso alle foto perdute, un po' mi sono pentito. Ma la gente in attesa era davvero troppa e noi eravamo stanchi per il viaggio, per i panini, ma soprattutto per il caffè di ghiande e lupini che da un po' aveva iniziato a latrare in modo assai molesto, con degli insidiosi premiti tra il colon discendente e la mutanda. Non so se mi spiego...
Così ci siamo accontentati di qualche scatto nei dintorni, e poi, attraversato il Pont d'Iena, ci siamo diretti verso il Trocadero, con le sue fontane illuminate, il parco, e il Palais de Chaillot, costruito per l'Esposizione Universale, che ospita il Museo dell'Uomo, il Museo della Marina, quello dei Monumenti francesi e quello del Cinema.
L'attraversamento stradale, a Paris, l'est molt périlleux. Le strade sono larghissime, e devi rispettare rigorosamente i semafori truccati facendo attenzione a quello che guardi. Nel senso che ce ne sono diversi, che occhieggiano, a tutte le altezze e di tutte le dimensioni, e che indicano sì il verde, ma devi capire a chi questo verde si riferisce: se ai pedoni o ai veicoli. Io, in quei giorni di permanenza parigina, non l'ho mai capito, ma se non fosse stato per la mia invidiabile agilità da sessantaventenne sarei finito più di una volta sul cofano di qualche macchina. Cosa vuoi, vivendo da molti anni in Sardegna e non essendo quasi mai uscito dall'isola, se togliamo il casino dei mesi estivi con l'arrivo dei turisti, da noi il traffico e gli ingorghi li trovi solo alle casse di Città Mercato.


Les rues de Paris

 L'Avenue De Breteuil (sullo sfondo, la cupola dorata de l'Eglise du Dôme)

A Parigi no. A Parigi, anche se sei partito coi semafori verdi, non significa che restino sempreverdi e che tu riesca ad attraversare l'immenso stradone che hai davanti tutto d'un fiato (d'emblée), e sempre con lo stesso verde. Talvolta, les sèmaphores parisiennes, per un attimo si colorano addirittura anche di azzurro oltremare o cobalto chiaro (per questo si dice "attraversér d'emblée"), per imbrogliarti e vedere se sei attento. Così, prima di arrivare dall'altra parte, devi fermarti su delle sottilissime lingue di marciapiede al centro della carreggiata, in attesa del prossimo verde interrogando i Tarocchi. Spesso questi isolotti, stretti stretti e corti corti, sono sovraffollati da attraversatori interrotti, e non di rado capita di vederli ingaggiare tra loro furibonde tenzoni all'ultimo sangue pur di restare al sicuro al centro dell’isolotto. Come si dice da queste parti:“C'est la vie”... (ovvero: "C'è la strada"... boh?!)

Terminata la visita parisienne e fattosi tardi, pian pianino siamo rientrati verso l'albergo: dovevamo anche cenare, e questa volta i panini non ci sarebbero bastati. Volevamo cenare come dei veri signori. Eccheccazz...
Perciò, dopo aver imbavagliato il cognato perché non ci richiedesse di prendere un tassì, e approfittando del fatto che l'effetto-caffè au glandes sembrava svanito, con le mutande al sicuro ci siamo incamminati alla volta di Montparnasse.
Dove, in un bar, ci siamo abboffati come maiali con tre cappuccini annacquati (sormontati da una cupola di schiuma, alta quanto la tazza e spolverata di cacao (praticamente, una tazza di… schiuma colorata), e un thè au lemòn. Il tutto, per la modica cifra di euri 17,50, servizio compreso. Lo zucchero, lo abbiamo avuto da un pusher all’angolo del bar.
Quando si dice cosa significa mangiare bene!!
Siamo rientrati in albergo, stanchi ma felici, e ci siamo dati appuntamento per il mattino seguente di buon'ora per continuare l'escursione. Abbiamo trovato l'ascenseur en panne, e ci siamo dovuti scapicollare (scapicollér) a piedi quattro-piani-quattro di scale da infarto, più ripidi di quelli della Torre di Pisa. Giunti in camera, dopo aver ripreso fiato e rifatti i consueti traslochi degli arredi per raggiungere il letto, finalmente ci siamo infilati tra le lenzuola. Questa volta sui nostri peli. La mia signora, che soffre d'insonnia dall'età di due anni, per facilitare l'arrivo di Morfeo ha acceso il televisore. Così, dopo appena tre minuti di Quark in cui si parlava di "Autocompiacimento narcisistico-adolescenziale del beccafico dal collare nel contesto della rinascita della DC, da De Gasperi a Cary Grant", ha perso conoscenza, mantenendo solo le funzioni respiratorie, e ha cominciato a russare che pareva la motosega di uno spaccalegna dell'Ontario in una foresta di sequoie, durante un uragano. Perciò mi sono dovuto alzare io per spegnere il maledetto elettrodomestico catodico, e per farlo ho dovuto spostare il comodino, la poltroncina, le valigie, il frigobar, la... Insomma, avete capito benissimo.
La mattina dopo ci siamo svegliati abbastanza prestino, io molto prima della mia gentile consorte perché dovevo... deporre.
Di solito depongo sempre con molta difficoltà, ma quando affronto un viaggio e cambio abitudini e alimentazione per farlo mi ci vuole un esorcista. Infatti, dopo tre ore di posizione del "loto che aspetta il caco", respirazione "a mantice", e ondeggiamenti addominali vari, e cioè verso le 9, ero ancora al punto di partenza. Cioè al loto che aspetta il caco.
"La farai quando torniamo", mi ha detto colei che da quasi quarant'anni con me condivide gioie, dolori e… deposizioni. "Ora dobbiamo muoverci, perché Gion Niceforo-Lubumba  ci aspetta, e se arriviamo in ritardo lo sai che piglia un tassì! Poi si fotografa tutto quello che trova e a te non lascia nulla. Sbrigati!"
Non avendo deciso la sera prima quale itinerario seguire (io ero ancora talmente stanco dalla scalata alla camera, che al solo pensiero che di lì a poche ore avrei dovuto riprendere il cammino verso chissà quali oscure mète mi venivano le convulsioni), ne fu proposto uno a caso: i Grandi Magazzini Lafayette nel Bulb... Boulov... Biulv... insomma nell'amplissimo e lunghissimo Viale Haussmann, dall'altra parte della Senna, perché la gentile compagna la cui vita è da anni saldamente legata a quella di mon cogné doveva fare acquisti.
"Ma come, veniamo a Parigi una volta nella vita e dobbiamo andare a Città Mercato?! Mi dispiace, ma io non me la sento. E se poi devo andare in bagno? Perché, non so se mi avete guardato bene in faccia - ero quasi verde-Hulk quando gli si strappano i vestiti -, ma sono due giorni che non riesco a... ci siamo capiti!"
In effetti io volevo restare nei pressi dell'albergo, perché, in caso di necessità, avrei saputo dove andare.
Così ci siamo salutati con le lacrime agli occhi e sono rimasto lì a guardarli, sul marciapiede. Mentre aspettavano un tassì. Dopo una breve occhiata alla piantina della città, ho visto che abbastanza vicino - si fa per dire, perché a Parigi tutto quello che sembra vicino in realtà è lontanissimo - c'era l'Hotel Des Invalides.
"Proprio quello che fa per me in questo momento!" ho pensato.
E allora, pensando pensando, col foglio di ricovero "urgente" in mano, mi sono incamminato verso la lucentissima cupola dorata che sbucava dagli alberi, a circa 107 metri di altezza, in fondo all'Avenue De Breteuil.

(come al solito, continua...)