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Si fa un gran parlare di nuovi casi di violenza, in particolar modo sulle donne.
Una di queste azioni brutali, tra le più abiette e odiose che segnano per tutta la vita chi ne viene fatto oggetto, è lo stupro.
I colpevoli, quando li acchiappano, siccome la nostra Costituzione, per l'art. 24, prevede giustamente che tutti debbano avere il diritto di difendersi, di solito trovano qualche avvocato che, sostenuto da leggi "annacquate" e da qualche giudice indulgente, cavillando e arzigogolando, prima o poi li tira fuori dalla galera. Quando mai dovessero farne.
Una volta vale la scusa dei blue jeans a vita bassa; un'altra perché, resistendo alla violenza, va a finire che il bruto s'incazza ancora di più e, se poi t'ammazza, vuol dire che te la sei cercata; un'altra ancora perché si riesce a dimostrare che la vittima, in fondo, col suo incedere ancheggiante lo aveva provocato, con l'aggravante di avere anche un bel culo e due tette da paura.
È giusto: non ci si deve mai opporre agli stupri, alle rapine in villa (ma perché non ti sei fatto un appartamento? Avevi proprio bisogno di una villa?), alle grassazioni e ai tentati omicidi. I delinquenti, in quanto tali, soprattutto se professionisti iscritti all'albo dei Recidivi Con Precedenti Penali, debbono poter svolgere la loro attività in modo serio, senza alcun impedimento o interferenza. Ne andrebbe della loro professionalità.
Poi, se li fate sbagliare, non lamentatevi.
Francesco Dotti