lunedì 19 marzo 2018

Fenicotteri a Molentargius


Il Parco di Molentargius è bello e affascinante anche d'inverno. E così ogni tanto prendo la bici e mi vado a fare un giro da quelle parti a caccia d'immagini interessanti...
L'ho fatto anche ieri, nonostante facesse freddo e tirasse un ventaccio teso di maestrale(?). Già, perché tirava da un quadrante "strano"... sembrava libeccio, ma forse non lo era. 
Sarà stato tramontana?... Mmmh... mi sembrava di no, anche se era freddo. Insomma, cari amici, che vi devo dire... il mondo sta cambiando e anche i venti non sono più quelli una volta! 😕
Per venire a noi e alla gita di ieri, stanco di stare seduto a rispondere a tutti i messaggi di wozzap che mi mandavano gli amici, quando mi sono accorto che mi era sparita anche la riga del culo(!) con tono risoluto ho detto alla mia Signora: "Senti un po', siccome i piatti te li ho lavati e ho anche dato la cera e spolverato, tu prepara la cena ché io esco!" 
Così, intabarrato che neppure al Polo nord, munito della benedizione della consorte e dei conforti fotografici digitali di cui ampiamente dispongo, ho inforcato il mio fedele cavallo d'acciaio con 24 rapporti giapponesi e sfidando i venti di cui sopra mi sono diretto alla volta del Parco. Il sole stava quasi tramontando e minacciosi nuvoloni neri minaccianti piogge torrenziali mi roteavano intorno... Stai a vedere che come succede tutte le volte che devo uscire anche questa volta piove..., ho pensato. Pedalando e sbuffando come Coppi sullo Stelvio, alla fine sono arrivato dove dovevo arrivare e mi sono fermato nei pressi di un'angusta straduccia che costeggia lo stagno e un canneto, luogo ideale per fotografare i fenicotteri. Infatti dovete sapere che lungo la straduccia tra le canne (quelle del "canneto", non le altre... 😉) ogni tanto si aprono delle strette vedute verso gli altri piccoli stagni interni, luogo ideale per i fenicotteri che alla sera ci vanno a dormire. 
Appostato e mimetizzato come un vietcong sul sentiero di Ho Chi Minh, ho atteso con pazienza l'arrivo di qualche fenicottero, o "pink flamingo" come li chiamano gli esperti sardi. Ogni tanto mi sporgevo e allungavo il collo per vedere se ne arrivava qualcuno, pronto a scattare favolose istantanee, ma nello stagno c'erano solo gabbiani, velocissimi e imprevedibili, che ogni volta che scattavo dopo mi accorgevo di non aver fotografato nulla!
I fenicotteri, poi, specialmente quelli in volo, invece di... ammarare (o... astagnare?) davanti a me se ne andavano da un'altra parte. Dispettosi!
Insomma, per farla breve, su una quarantina abbondante di scatti quelli che vi mostro sono gli unici che sono riuscito a salvare. Anche se "salvare" è una parola grossa. Perché senza l'ausilio di Photoshop, cari amiche e stimatissime amici, lo schifo sarebbe stato totale! Ma siccome tra noi c'è confidenza e so che mi volete un sacco di bene, confidando nella vostra indulgenza ve li mostro ugualmente. Umilmente vi saluto e vi ringrazio. 😌😘








A un certo punto, vagolando tra i canneti, sono pure scivolato rischiando di cadere in acqua. Così mi è... partita una foto involontaria!
Però le canne mi sono venute benissimo! 😁




   

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