sabato 15 agosto 2015

Migranti e accoglienza


La notizia, apparsa sul quotidiano "La Nuova Sardegna" il 6 aprile 2011, ci diceva, più o meno, che "circa 700 nordafricani, giunti a Cagliari da Lampedusa con il traghetto "Catania" della Grimaldi Lines, sono in attesa di essere collocati all'interno dell'ex magazzino vestiario dell'Aeronautica Militare di Viale Elmas. Nel sito, scelto dalla Prefettura come struttura d'accoglienza, ma contestato da Regione e Comune perché troppo vicino alla città, si sta intanto provvedendo alla pulizia dei locali per renderlo abitabile".
fonte:
http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2011/04/06/news/cagliari-trasferiti-all-ex-aeroporto-i-700-tunisini-8-sono-gia-fuggiti-1.3407474

 
 Ingresso lato Viale Elmas

Magazzino, lato Via Simeto

 Interno, lato Via Simeto
 
   Interno, lato Via Simeto

Panoramica Via Simeto

L'ex magazzino viveri, vestiario e vettovagliamento dell'Aeronautica Militare, situato tra Via Simeto e Viale Elmas, nel quartiere Sant'Avendrace/Fangario, è una struttura edificata prima della Seconda Guerra Mondiale e copre un'area di 29.177 mq. Appartiene al Demanio Militare, e dal novembre 2006 rientra tra le servitù militari in via di dismissione.
fonti:
https://www.regione.sardegna.it/documenti/1_26_20061113125813.pdf

http://2004-2013.chiccoporcu.it/CPWeb.nsf/0/AEBAA63B3E7BB6D2C125723400366616/$file/Elenco%20beni%20dismessi%20CA.pdf
Cosa è successo dal 6 aprile del 2011? Ce li hanno messi, sì o no, i migranti nell'ex magazzino? Quanto tempo ci sono rimasti? Perché Regione e Comune hanno contestato l'eccessiva vicinanza degli "accolti" alla città? Se non va bene l'ex magazzino viveri, dove si sarebbero dovuti mettere: nella piana di Barumini? 

Attualmente, almeno per quanto è dato vedere dall'esterno, questo ex magazzino è apparentemente in discrete condizioni, anche se sembra essere del tutto abbandonato (eloquente il cumulo di rifiuti davanti al cancello d'ingresso) e, forse, anche disabitato. 


Se togliamo due paia di scarpe da ginnastica che prendono aria sul davanzale di una finestra. Le ha dimenticate un vecchio inquilino? O ce le ha messe uno... nuovo? 




Anche perché, diciamola tutta, se uno vuole entrare all'interno non c'è bisogno di saltare il muro e spellarsi le mani sui fili spinati che lo cingono, o scapicollarsi a scavalcare il cancello d'ingresso. Basta salire agevolmente la "scaletta" di fianco al cancellone, e il gioco è fatto.  


Quindi, mentre religione e politica polemizzano sulle soluzioni da adottare, numerosi migranti provenienti dalle strutture d'accoglienza presenti nell'Isola si sono riversati in città, e da alcuni giorni sostano tra la Piazza Matteotti (proprio di fronte al Municipio) e la Via Roma.


  
Per chi non conoscesse Cagliari, quel palazzo bianco sullo sfondo al di là della Via Roma è il Municipio.
Va anche detto che, pur essendoci piena disponibilità di accoglienza da parte delle istituzioni locali (servizi sociali del Comune e la Caritas Diocesana) e numerosi volontari che garantiscono loro sia l'assistenza in strada sia quella sanitaria, la loro intenzione è quella di abbandonare l'Isola per ricongiungersi ai familiari che risiedono in Europa o nelle varie regioni italiane.
Allora, da ignorante che sono, mi chiedo: perché, in attesa di partire, devono rimanere "accampati" nei giardini di Piazza Matteotti, in mezzo a cumuli di rifiuti che solerti operatori ecologici quotidianamente devono rimuovere, probabilmente a spese della collettività, in condizioni igieniche estremamente precarie?  E, tra le altre cose, dove espletano i loro bisogni corporali, e dove si lavano? Senza contare che siamo in pieno centro, di fronte alla Stazione ferroviaria e che lo spettacolo offerto non è certamente da società civile...






Perché invece non li sistemiamo, senza offesa, in quel grande magazzino di Viale Elmas? Oppure, visto che a Cagliari i beni demaniali militari dismessi, o in fase di dismissione, sono diversi e anche abbastanza capienti, trovarne momentaneamente un paio da rendere abitabili per qualche centinaio di persone non dovrebbe essere un ostacolo insormontabile. I bagni, le camere, le stanze, forse anche le mense e le cucine, ci dovrebbero essere già. Non bisogna costruirne di nuove. Brande e materassi, tavoli, sedie, stoviglie e pentolame vario lo stesso. L'acqua e la luce si riattaccano, e i volontari possono svolgere la loro attività anche lì. In fondo, si tratta di affrontare un'emergenza. E... se dovesse arrivare il brutto tempo? Ora siamo in piena estate, fa caldo, e dormire sotto il cielo stellato può essere anche piacevole, ma ve l'immaginate questa situazione d'inverno?
Evidentemente c'è qualcosa che mi sfugge, e se così fosse vi prego di farmelo sapere. Grazie. 

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