lunedì 6 ottobre 2008

Economia e fede




Buongiorno Santo Padre,
mi perdoni l'ardire per la mia vignetta - con la quale satireggio come posso su Encicliche e contraccettivi -, ma Le chiedo scusa soprattutto per quanto mi accingo a dirLe. Perché, Santità, o uno si beve tutto ciò che vede, legge e sente senza opporvi alcun spirito critico, oppure - ed è questo il mio caso - si fa delle domande e vorrebbe anche delle risposte.
Mi riferisco alle Sue parole sull'attuale crisi economica mondiale, con le quali afferma che "scompaiono i soldi, che non sono niente, perché tutte le cose che sembrano vere in realtà sono di second'ordine, e chi costruisce su questo costruisce sulla sabbia"
Giustissimo. Anch'io la penso così. Infatti, da quando sono nato, non ho mai avuto una lira e ho tirato su famiglia solo con il mio stipendio d'impiegato statale. E non ci è mai mancato nulla. Ci siamo sempre saputi accontentare, anche se l'impressione di vivere "sulla sabbia" purtroppo l'abbiamo sempre avuta...
Ma, tornando alle Sue parole, non sarebbero forse più credibili - anche da un peccatore tal quale io sono - se pronunciate in un consesso, diciamo, un po' più dimesso e con meno sfavillii di ori e paramenti? Non pensa, Santo Padre, che molta gente si sia allontanata dalla Chiesa - e non dalla fede, badi bene - proprio per le quotidiane visioni di alti prelati, rubizzi e rotondetti, per nulla smunti e macilenti, carichi invece di anelli, collane e, spesso, di preziose griffe? 
Come si dice: ab uno disce omnes.
Con devozione, sempre Suo 
Francesco Dotti (peccatore, anticlericale, ma credente)

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