martedì 11 settembre 2012

Crisi e Risanamento



"Lavoro". Questo, dice la Costituzione. Non disoccupazione, o cassa integrazione pagata da tutti per la pervicace cecità del governo. Con buona pace della Fornero e delle sue lacrime, e dei messaggi del ministro Passera che sembra non sapere che pesci pigliare. E nella confusione generale si finisce per trincerarsi come sempre dietro ai manganelli. 
Ma la profonda crisi non riguarda solo quegli impianti industriali più noti alla ribalta della cronaca, come Portovesme, il Sulcis, Porto Torres e Ottana. Le realtà sono molteplici e, anche se poco se ne parla, toccano altri settori in sofferenza dell'industria e dell'imprenditoria isolana. Sul lastrico, centinaia di famiglie che nel lavoro hanno riposto le loro speranze di vita. E dignità. La stessa cosa vale per il resto del Paese, dove questi "tecnici", tanto voluti e tanto osannati, hanno solo peggiorato le cose.
Il governo, dice, sta facendo tutti gli "sforzi necessari" per tenere in piedi tutti quei posti di lavoro "economicamente sostenibili". Tradotto: se non lo sono, addio lavoro? E allora a chi tocca renderli "economicamente sostenibili" quei posti di lavoro? 

Non sarà invece per l'eccessivo costo del lavoro, per l'esosità delle tasse e l'invadente burocrazia del nostro Paese, che molte imprese, prima di chiudere definitivamente, si giocano l'ultima carta decidendo di andare altrove per risparmiare e semplificarsi la vita? O quelle che in Italia verrebbero ma alla fine restano dove sono? Oppure la colpa è di Bruxelles e delle sue rigide leggi "ad insulam" o "ad Peninsulam", che non ammettono "aiuti di Stato"? E a tutto questo chi ci deve pensare, se non chi governa?
Le risposte? Le solite: "bisogna"... "si deve"... "il governo sta lavorando"... "noi siamo coi lavoratori"... "è una vertenza che va risolta"... "le soluzioni sono difficili da trovare, ma le troveremo"... e bla... bla... bla...
Quanti anni sono che lo dicono?
Prendiamo per esempio la "tassa sul lusso" (ideata quando c'era Tremonti), e commutata in "tassa di proprietà" dal governo tecnico. Se analizziamo la parte che riguarda la nautica da diporto - considerando che l'Italia ha migliaia di chilometri di coste, con portualità turistica annessa e servizi, cantieri nautici e assistenza per un considerevole indotto -, quanto questa tassa ci è costata, se prima lo immaginavamo, oggi, tirate le somme, ce ne stiamo accorgendo. 

Su 390 milioni di euro che i "tecnici" contavano d'incassare da questa tassa, ne hanno incassati solo 92! Solo per la nautica, 23 milioni incassati sui 150 previsti, con un calo spaventoso delle presenze che hanno scelto altri lidi (Croazia, Slovenia, Malta, Albania, Corsica e addirittura Costa Azzurra), e conseguente perdita considerevole dell'occupazione e blocco degli investimenti.
Poi vengono gli aerei e gli elicotteri, coi quali prevedevano d'incassare 85 milioni a fronte di 1,8 milioni realmente incassati. Se poi vogliamo anche parlare delle auto di lusso e di grossa cilindrata, anche in questo settore i "tecnici" hanno toppato di brutto. Lasciando perdere il nuovo, che ormai non se lo compra più nessuno, per l'usato i dati parlano di circa il 60% in meno del valore effettivo, con conseguente esodo verso le concessionarie estere immediatamente confinanti per tentare di recuperare qualcosa dalla vendita. Naturalmente, anche qui entrano in sofferenza i relativi settori annessi: officine, concessionarie, assistenza, ricambistica e via dicendo, dove sì ci lavorano dei veri tecnici, ma con stipendi molto più bassi. In attesa che anche la Fiat, tutta, da nord a sud, chiuda i battenti mettendo col culo per terra altre famiglie. Infine, a tutto questo si aggiungono gli spasmodici controlli fiscali nelle località turistiche, che hanno causato il crollo delle presenze. Insomma, a conti fatti, il danno è stato peggiore del rimedio. 

Perché, è bene saperlo, i ricchi restano tali dovunque e comunque, e se li mandi via se ne vanno da un'altra parte. Ma rimangono ricchi lo stesso e non ti danno più un euro. Perciò, tanto vale tenerceli e cercare di farli pagare in maniera più intelligente.
Eccoli, i nostri eroi, che "tentano di risolvere", barcamenandosi tra i "bisogna" e i "si deve". E mentre il tempo passa, il pil scende e la disoccupazione sale, loro continuano a restare dove sono, ammorbandoci coi loro stancanti e scontati comizi e mantenendo inalterati lavoro e stipendio; noi, invece, che dei loro sbagli subiamo le conseguenze, li perdiamo. Per di più pagando un sacco di tasse. 

Come si direbbe popolarescamente: "cornuti e mazziati"! 
Perciò, se loro "sono coi lavoratori", ho l'impressione che d'ora in poi siano i lavoratori a non essere più con loro. E questo lo vedremo alle prossime elezioni. Sorrido, davanti alle declamazioni di Casini che dice: "dopo Monti, per noi c'è ancora Monti", perché con questa dichiarazione il Pierferdy si è giocato anche quei dieci voti che avrebbe potuto prendere il suo "nuovo" partito. Tutte le altre aggregazioni politico-partitiche, poi, se realmente fossero state capaci di fare qualcosa lo avrebbero dovuto fare prima, e l'aver lasciato carta bianca ai "tecnici" la dice molto, molto lunga. I quali "tecnici", per loro recente ammissione, per curare i mali del Paese ora pare si siano affidati all'omeopatico "per risanare era necessario aggravare"
E se si fossero invece affidati all'allopatia, come sarebbe andata a finire? Hahnemann, dunque, o Ippocrate? Ai posteri, l'ardua sentenza. A noi non resta che chinar la fronte al Massimo Fattor, con la speranza che questa volta ce la mandi davvero buona...
E, per favore, non parliamo di "populismo". Il nostro è solo un forte richiamo dal basso alle responsabilità e alla credibilità di chi ci governa.

2 commenti:

  1. Ciao caro Francesco, credo che l'Italia sia messa molto male!!!
    Chissà se arriva un miracolo?!?!?!
    oppure ci vorrebbe un miracolo.
    Tomaso

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  2. Carissimo Tomaso, anch'io sono pessimista, e i guai, quelli seri, ancora devono venire. Anche se sono dietro l'angolo.
    E non ci sarebbe bisogno di scomodare Nostro Signore se la "politica" avesse fatto il proprio dovere quand'era tempo.
    Staremo a vedere. Mi duole però dover pensare che primi a soccombere, purtroppo, saranno ancora una volta i più deboli.
    Gli "altri", i soldi li hanno ben nascosti e in caso di necessità sanno dove mettere le mani.
    Un caro saluto e buona giornata, Francesco

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