venerdì 17 maggio 2013

Crisi economica e antieuropeismo


Ormai è fuori da ogni ragionevole dubbio che i lacci imposti dall'Unione europea all'Italia ci stanno stringendo il collo in maniera intollerabile. E così da più parti s'invocano  revisioni e allentamenti del famigerato "cappio di stabilità" non più rimandabili, a meno che non si affondi definitivamente un'economia giunta al collasso e che di questo affondamento se ne faccia carico, responsabilmente, il governo e la politica tutta. Perché uno Stato che pur essendo in sì miserande condizioni ha una spesa pubblica di 800 miliardi di euro all'anno e fa pochissimo o nulla per diminuirla, non credo proprio che si possa definire uno Stato "responsabile". Poi, non dimentichiamolo, in tutto questo c'inzuppano il biscotto i partiti politici, i quali, Letta o non Letta, ricominciano, da destra e da sinistra, la solita altalena di vicendevoli accuse.
"Mina sul governo Letta", titolano alcuni giornali. 

Che significa? Che da un momento all'altro - considerate le numerose critiche all'elezione del "traghettatore", e l'insidioso Chiamparino in agguato -  ci potremmo aspettare anche un "Celentano su Epifani?".

2 commenti:

  1. Caro Francesco, è tragico solo pensarci!!! speriamo che qualcosa possa cambiare.
    Buona giornata amico.
    Tomaso

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  2. Caro Tomaso, ho visto che ti sei definitivamente trasferito nella nuova destinazione e che hai ripreso in pieno la tua attività!
    Per i cambiamenti in materia di Europa, purtroppo non spetta a noi (anche se ne avremmo pieno diritto) ma ai nostri politici. Speriamo che Qualcuno li illumini. In attesa che si fulminino da soli!
    Un caro saluto, Francesco

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